venerdì 14 gennaio 2011

day 103, Bangkok, Thailandia. h21.58

Molto, troppo, che non scrivo. dal Vietnam addirittura, da Saigon...
da Saigon sono andato a Phnom Pehn, Cambogia, con un comodo autous di linea in un viaggio di sei ore (di cui una alla frontiera). un rapido spostamento in tuktuk dalla stazione alla guesthouse che avevo scelto tra quelle sulla guida mi ha dato un assaggo di una città che ha l'odore francese del Vietnam ma la terra rossa, il sole, e i colori della Thailandia.
era il 30 dicembre e la sera stessa mi sono sentito male: mi stavo portando una brutta tosse da Hue, Vietnam, e a Saigon tutto il soggiorno era stato segnato da alte febbri notturne e da una continua e forte tosse. a Phnom Penh la febbre ha continuato a mordere e ho pure fatto una cazzata: con le facoltà mentali limitate dalla febbre altissima, il 30 notte, ho letto male il foglietto illustrativo del calmante per la tosse a base di non ricordo quale "-caina" che avevo comprato e ne ho preso troppo...il giorno dopo non riuscivo letteralmente ad alzarmi dal letto! completamente intorpidito, ogni movimento mi risultava difficilissimo. non mi ero mai sentito così e ammetto di essermi un po'spavntato, soprattutto perchè ero da solo, quindi mi sono sforzato di uscire e dopo un caffè e una redbull (qui è in boccette con concentrazioni altissime di caffeina e taurina), mi sono incamminato verso una grossa farmacia internazionale portando con me le mie medicine da viaggio. il farmacista mi ha consigliato di iniziare la cura antibiotica che avevo portato dall'Italia e di fare poi gli esami per la malaria nel caso in cui la febbre non fosse passata, dato che i sintomi c'erano tutti (dissenteria, tosse, rinite e soprattutto febbri intermittenti). poi, fortunatamente non ce ne è stato bisogno.
a differenza del natale che è stato memorabile, il capodanno è stato pesantemente influenzato dallo stato di salute e dalla media dei turisti di PP, spesso coppie francesi o americane sui 40: uscito per le 23.30, per caso ho incontrato due ragazzi francesi con cui avevo passato qualche serata a Chiang Rai un mese prima: siamo andati nel locale più affollato e abbiamo brindato alla mezzanotte. dopo un piao di giri al biliardo, circondati da quarantenni brilli che facevano il trenino su Maracaibo, abbiamo deciso di andarcene...rifiutato educatamente l'invito per un'altro brindisi, all'una del primo dell'anno ero a letto, cosa che non succedeva da anni.
ma torniamo al viaggio.
Phnom Penh mi è piaciuta. i caffè, l'aria europea, ma con il clima, il temperamento delle persone, i sapori e i colori della Thailandia...un bel mix. una città non piccola ma nemmeno grossa, con i suoi ingorghi di traffico ma nemmeno paragonabile a Saigon o Bangkok, senza grattacieli e con gli isolati residenziali costituiti da palazzi chiari degli anni '70, che ricordano molto le città del sud italia.
quasi tutta Phnom Penh è architettonicamente ferma al '75, anno in cui gli Khmer Rossi guidati da  Pol Pot, presero il potere dando inzio all'esperimento di ingegneria sociale più ambizioso e sanguinoso della storia: la città fu letteralmente svuotata
e suoi abitanti (come tutti i cambogiani) deportati nelle campagne, a lavorare e a morire nei campi, stroncati da turni di lavoro massacranti, fame e malattie. i palazzi sono gli stessi di quegli anni, così come l'urbanisticca, e tale è l'atmosfera.
in generale si respira un'aria retrò, i giovani sono meno alla moda, tutto ha quella patina di rurale e alcune usanze, come arrostire i cani al girarrosto agli angoli delle strade (no, non sto scherzando!), o mangiare le tarantole fritte, o portare TUTTI la sciarpa-salvietta tradizionale a quadretti colorati al collo o intorno alla vita, sono ancora difusissime anche in città.

dopo PP sono andato a Siem Reap, usata come base per visitare il mitico complesso di templi di Angkor, in cui spicca l'enorme e famoso Angkor Wat, orgoglio della cultura Khmer, che campeggia anche sulla bandiera nazionale cambogiana. SR è una piccola città ma è la spina dorsale dell'apparato turistico di Angkor, con palazzi moderni, un'infinità di strutture ricettive e agenzie di viaggio, molti locali per occidentali, etc. niente cani arrostiti per strada o ragni fritti qui, anche se basta uscire dalle vie principali per trovarsi in vicoli sterrati popolati esclusivamente da khmer e contraddistinti dal profumo dei vari piatti tipici della cucina cambogiana (per leggere dei quali, come sempre, vi rimando al post sul cibo).

Angkor è un complesso molto grande (im più grande complesso religioso del mondo) formato da un'infinità di templi e da due città murate costruiti tra il IX e il XV secolo, ed è stato il fulcro dell'impero Khmer e della sua cultura sofisticata ed estremamente indianizzata, che molto ha influenzato anche la cultura thai. gli Khmer erano allora di religione indù e induisti infatti sono i templi di Angkor, solo in seguito riconvertiti a un uso buddhista (oggi piccoli altari buddhisti e monaci vstiti di arancione costellano l'area).
il complesso in generale è favoloso. si può spendere una settimana tra templi e rovine, ma io ci ho passato solo due giorni dato che il pass è costoso e bisogna pure aggiungere l'affitto di una moto o di un tuktuk. io ho messo la sveglia alle 4 per vedere l'alba sorgere dalle rovine, accompagnato da Dee, il driver della mia guesthouse che per pochi dollari mi ha scarrozzato in giro in moto aspettandomi anche per ore e con il quale ho scambiato impressioni sulla cambogia e sul sui popolo.
il setting è straordinario: un'infinità di templi in stati che vanno dal perfettamente conservato al cumulo di macerie, spesso con immensi alberi cresciuti dentro e su di essi, le intricate radici che si snodano tra le pietre, il tutto costruito in pietra grigia e dedicato alle divinità induiste. molte aree del complesso sono coperte di foresta, oggi, e i templi sono in essa incastonati come pietre preziose. usati spessissimo come setting per film e videogames (Mowgli, Indiana Jones, Lara Croft, in molti hanno vissuto qui le loro avventure) i templi sono spesso di forma piramidale, con alte e ripidissime scalinate da scalare per raggiungere la sommità piena di guglie, scolpite spesso con enormi volti umani. ovunque bassorilievi di ballerine e lottatori, o enormi resoconti scolpiti delle epiche battaglie delle saghe indiane. difficile è descrivere la senszione, specialmente nei templi meno frequentati, che si vive camminando soli per gli infiniti tunnel di alcuni di essi (spesso costituiti da un labrinto di gallerie semicrollate), o scalandone i fianchi per raggiungerne la vetta...se penso ai primi esploratori che vi si recarono prima che fosse ripulito in parte dalla vegetazione che aveva invaso completamente il complesso posso immaginare la sensazione da "lost times" che devono aver provato. nei templi più remoti, addirittura, è ancora d'obbligo una torcia per esplorare gallerie e anfratti nascosti. ovviamente la prsenza turistica è massiccia, così come quella di venditori e accattoni, ma in molte aree mi è capitato di camminare da solo tra le enormi rovine, sotto un bel sole caldo, ed è stato magico.
centro del complesso e monumento più importante di esso, Angkor Wat è una struttura imponente, perfettamente quadrata e realizzata a livelli, circondata da un enorme bosco anch'esso quadrato (che era una cittadina), circondato a sua volta da un alto muro e da un enorme fossato pieno d'acqua. percorrendo il vialone lastricato che dalla porta principale della "città" porta al tempio vero e proprio si vedono avvicinarsi il grande muro interno che racchiude il tempio e le tre guglie che lo sovrastano, simbolo eterno della gloria e dell'orgoglio Khmer (nemmeno Pol Pot, che distrusse quasi tutti i templi in Cambogia per sancire la fine del passato e l'inizio della nuova era, osò toccare AW). vedere l'alba che si alza da dietro le guglie e ne proietta il riflesso sui due laghetti che costeggiano il viale centrale è davvero una cosa da fare nella vita, seppur si sia circondati da decine di turisti e fotografi. il tempio vero e proprio è così grosso che anche nei momenti di maggior traffico turistico ci si può perdere da soli in gallerie lunghissime o nei tanti piccoli altari che ne costituiscono le corti interne. simmetrico, geometrico, imponente, atmosferico, commovente, Angkor Wat lascia davvero a bocca aperta. non è il tempio più bello del complesso, a mio avviso, ma è il più grande e importante, davvero impressionante per la sua mole e per ciò che rapprsenta, collante dell'orgoglio di una nazione  violentata nei ricordi, che ha bisogno di riconoscersi in un passato remoto veramente grandioso, dato che il passato vicino è stato ucciso e cancellato dalla follia del regime Khmer Rouge.

la Cambogia, a parte la collinosa zona a nordest e le Cardamom Mountains e le Elephant Mountins a sudovest, è una enorme pianura solcata da fiumi (tra cui il Mekong che la percorre da nord a est per entrare poi in Vietnam) e dall'enorme Tonlé Sap, il lago (con l'omonimo fiume) posto in diagonale in direzione Phnom Penh - Siem Reap. è una terra rossa, grassa e fertile e, anche se diventa molto arida durante la stagione secca, è sempre stata parecchio appetibile per i popoli vicini che a turno hanno cercato di conquistarla. oggi la Cambogia è lo stato sudest asiatico con la popolazione etnicamente più unifome e il suo popolo, gli Khmer, ai tempi di Angkor, controllava anche terre che oggi si trovano in Thailandia, Laos e Vietnam, estendendo linfluenza della loro cultura ben oltre i confini territoriali dei loro domini. esteticamente gli khmer sono più scuri dei thai e hanno gli occhi meno a mandorla. oggettivamente devo dire che i ragazzi Khmer sono spesso molto più belli dei vicini, e che l'influenza cinese è sensibilmente minore nel sangue di questa gente (anche se ovviamente esistono sacche di popolazione fortemente cinesizzata, come ovunque in SEA, nonchè comunità propriamente cinesi) e si vede. gli khmer arrivarono in Cambogia da quella che oggi è la Thailandia centrale (i lineamenti Khmer sono infatti anche diffusi in thailandia, specialmente in certe aree centrali e a Bkk) e, a differenza di quasi tutti i gruppi etnici che popolano l'area, non prvengono dal nord della cina o dalla siberia, ma dall'india nordorientale, cosa che li accomuna molto a certi tratti dei Malay.

il 5 gennaio sono tornato a Bkk, ho preso camera nella solita guesthouse e ho incontrato (non per caso) Leo, un ragazzo inglese conosciuto a Sagada, Filippine, e Maud, che avevo conosciuto sempre nelle Fiippine, a El Nido. lì infatti reincontrai Vincent, conosciuto in Borneo, e stavano viaggiando insieme. dopo due giorni a bangkok in cui sia io che lei dovevamo lasciare il passaporto all'ambasciata birmana per ottenere il visto turistico, avendo giorni da perdere finchè i passaporti non ci fossero stati restituiti, siamo andati a Kanchanaburi, una tranquilla cittadina sul fiume a due ore di treno da Bkk, meta turistica tipicamente thai, molto frequentata dagli abitanti di Bkk nel weekend. abbiamo passato quattro giorni tra mercati e paesini di campagna, dormendo in una ottima guesthouse sul fiume, con le insegne in thai e assolutamente non rivolta ai turisti occidentali, con camere spartane in un bungalow di bambù galleggiante sull'acqua a tre euro a notte! tornato a Bangkok ho recuperato il passaporto all'ambasciata birmana e ho prenotato il volo per il Myanmar, dove andrò il 17/1, tornando a viaggiare completamente solo.

sono quindi a Bkk da quattro giorni, mi muovo rapido e sicuro in quella che ormai è davvero la mia seconda casa, la città che conosco meglio tra quelle visitate e che tuttavia mi da qualcosa di nuovo ogni giorno, la metropoli enorme ma compatta (non come le megalopoli alla Manila), futuristica e antica allo stesso tempo che è davvero la mia città preferita. sono anche andato a trovare Donna e Mounir che mi hanno invitato a cena da loro una sera...sono sempre adorabili e quella casa, forse perchè è stato il primo posto in cui sono arrivato, spaesato e un po' spaventato, all'inizio di questo viaggio, mi sembra davvero una tana sicura e familiare.
stamani sono andato a fare colazione in uno dei noodleshops migliori di tutta bangkok. non naspettatevi chissà cosa, è un buco delle dimensioni appena maggiori di un box per automobili, con i muri bisognosi di una imbiancata e la cucina ovviamente mobile e posizionata sul marciapiede furi dal locale, con meno di 20 coperti stretti all'interno e qualche tavolino per strada. ci ero passato ieri e avevo notato una coda di persone, almeno 30, che attendevano la loro zuppa da asporto, nel tipico sacchettino di plastica. mi sono ripromesso di tornare a colazione per evitare la coda e così ho fatto: pur essendo pieno sono stato servito in fretta e in effetti ne valeva la pena. i muri erano pieni di ritagli di giornali che parlavano del posto e la zupppa, ottima, con tanta cipolla soffritta, tante erbe, i noodles fatti in casa e le uova di quaglia sode nella versione vegetarianana, costava 75 cents o 1 euro a seconda delle dimensioni. meraviglioso.

passerò i prossimi due giorni tra i vari mercati della città per qualche pensierino e per assorbire la vivace atmosfera thai che in essi è più forte che altrove (oltre che per mangiare meglio, di più e a meno), e informandomi sul Myanmar. il 16 notte dormirò in aereoporto, dato che l'aereo per la Birmania è di prima mattina e dato che approfitto di ogni possibilità di non pagare una camera. se non scrivo altro in questi giorni, ci sentiamo dalla Birmania!

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